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Commissione Bicamerale Vigilanza Rai - Intervista
20 febbraio 2013

televisione - intervento - il manifesto

Vita: Il bavaglio del principe e del mercato

Chi l`avrebbe detto che la metafisica avventura del terzo polo televisivo finisse in una secca come quella che si profila. Non sono bastati Santoro, Lerner, Gruber, Formigli, Bignardi e così via per rilanciare La7. Lo status quo televisivo è un punto inossidabile dei cosiddetti «poteri forti» italiani. A dispetto dei santi e del presunto libero mercato, inceppato ogni volta da fili visibili e invisibili. E così il consiglio di Telecom ha sfidato il buon senso comune. Perché?
Tre indizi fanno una prova, scrive Agatha Christie. E nella vicenda de La7 ci sono, eccome. Il compratore designato Urbano Cairo è antico esponente del berlusconismo allargato. Il concorrente più agguerrito,
Diego Della Valle, non è stato accettato perché fuori
tempo: ma era forse un concorso della pubblica amministrazione? E anche Tarak Ben Ammar, onnipresente come in un algoritmo di Google quando arriva il Cavaliere. Insomma, malgrado le timide rassicurazioni di Bemabè, il rischio che a poche ore dalla sua sconfitta politica l`impero mediatico dell`ex premier si allarghi ancora è serio. La prova c`è. E le impronte digitali sono ben riconoscibili. Del resto la storia de La7 è quasi stregata, sicuramente legata all`antica e pur attualissimo
costruzione del terzo polo televisivo. Una creatura mai nata visto che la fragile normativa italiana rende naturale il duopolio Rai-Mediaset e asperrimo qualunque tentativo di una «terza via». Conflitto di interessi e legge Gasparri hanno aiutato a rifinire un quadro d`insieme già compromesso dalla debole attitudine
italiana alla concorrenza e al pluralismo. Ora vedremo
il seguito della storia e capiremo se continuerà la delittuosa asimmetria tra ascolti in crescita di una tv arricchita da grandi professionisti e una bassa raccolta di pubblicità. L`anomalia italiana sta, ancora, tutta
qui. Mediaset va male nell`audience e tiene negli spot, gli altri no. E da questa anomalia il nuovo governo dovrà ripartire. Già oggi, doverosamente, il ministero competente e l`Autorità per le comunicazioni battano
un colpo. Un`emittente nazionale non può passare di mano
come un atto burocratico. Persino la normativa in vigore
prevede specifiche autorizzazioni. Non è possibile che ci si limiti a un altro de profundis, senza dire che il re è nudo. Le frequenze sono un bene pubblico. La trasparenza è d`obbligo. Qualcuno da lassù spieghi perché tutto questo accade a poche ore dal voto e senza reali benefici economici per Telecom. Il bavaglio è totale. Censura
del «Principe» ma anche del Mercato». Si reagisca, prima
che sia troppo tardi. Che vuol dire vincere le elezioni?
P.S. Nella sua sgangherata polemica con Bersani, Berlusconi è apparso molto preso dalla notizia. Altro che indizi, qui siamo all`epifania della guerra preventiva, per sterilizzare il nuovo possibile governo.


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