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Principale - Intervista
23 febbraio 2013

elezioni - intervento - l'Unità

Zavoli: Scomettiamo sul futuro del Sud

VORREI PARLARE BREVEMENTE A QUEI CITTADINI, SOPRATTUTTO GIOVANI, CHE NON CONOBBERO i tempi di una politica che proprio qui, a Napoli, prese il nome di «qualunquismo». E di come fu difficile liberarsene, trattandosi di recuperare il tempo perduto e riconciliarci con l`idea che la politica si serve non perseguendo il disincanto, la disaffezione, la resa, ma intendendoci con la realtà e il buon senso; il quale, per dare un segnale di consapevolezza, oggi ci lascia tre giorni preziosi.
Premesso che non c`è mai tanto bisogno di politica come
quando sembri invitarci, essa stessa, a voltarle le spalle, riandrò alla triste vicenda di Giacomo Ulivi, un martire liberale della Resistenza. La notte che precedette la sua fucilazione scrisse ai genitori: «E adesso che sapete della mia fine non dite di essere scoraggiati, di
non volerne più sapere; pensate he tutto è successo perché non ne avevate più voluto sapere». Il mio impegno di oggi e di domani per Napoli e la Campania non è quello di declamare: penso che «da ogni città o luogo difficile», per dirla con Truman Capote, «non è difficile entrare,
ma uscirne, perché la bellezza è la più insidiata delle lusinghe e ti si appiccica addosso come fosse un bel vizio». Se fosse vero, da questo vizio Napoli non si
libererebbe mai.
Dobbiamo fare in modo, ad esempio, di decidere nelle sedi
dovute, di riportare al posto loro i 300.000 libri raccolti nel mondo da Gerardo Marotta, attualmente abbandonati in luoghi bui e inaccessibili. Eppure erano e restano il frutto di un`impresa culturale che ha sorpreso il mondo, talché l`Unesco l`ha definito «un patrimonio dell`umanità». Forse un così palese scempio culturale,
e quindi civile, può cessare di essere una metafora e divenire la prova che Napoli è capace di dare una straordinaria prova di civismo, in grado di collegarsi
alle ricchezze del suo illuminismo, che conferiscono
all`Italia il titolo di madre di tanta, grande cultura persino europea.
Ospite dell`Istituto italiano per gli Studi Filosofici - insieme, tra tanti altri, a Francesco Casavola, Aldo Masullo, Vincenzo Galgano, Nino Daniele - ho capito che la
gente ascoltava con pena il discorso sui libri accatastati in un capannone di Casoria e in vari angoli di Napoli perché il problema si connetteva con gli stessi disastri disseminati in un territorio qua e là martoriato da
tante indicibili vicissitudini. E qui, non va dimenticato
l`ammonimento di Hans-Georg Gadamer per decenni così vicino alla vita dell`Istituto: «La cultura è l`unico bene dell`umanità che, se diviso fra molti, invece di diminuire il suo valore lo accresce».



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