gwcached,7 gwcached,7
Principale - Intervista
23 febbraio 2013

Elezioni - intervento - Il Secolo XIX

Follini: Atto decisivo, serve la calma del duca di Exeter

Giunti ormai alle urne, i leader realizzano che forse l`insidia maggiore è quella più vicina. Quella dei concorrenti, e perfino degli alleati, più ancora che quella degli avversari. Bersani teme Grillo e Ingroia, che gli possono sottrarre voti a sinistra. Berlusconi teme Monti, e perfino Giannino, che gli contendono i consensi liberali e moderati. E anche dentro le coalizioni, il cannibalismo dei partiti più forti mette in ansia quelli
più piccoli, secondo un classico della contesa politica. Un classico di ogni epoca, si può dire. Che infatti
il genio (anche) politico di Shakespeare aveva previsto e rappresentato. Non appena re Enrico si appresta a salpare per muovere guerra ai francesi si confida con
l`arcivescovo di Canterbury: «Dovremo non soltanto armarci per invader la Francia ma stabilire i contingenti necessari per difenderci dagli scozzesi». I quali «son
sempre stati per noi vicini turbolenti; si legge infatti nelle cronache che il mio bisnonno non passò mai in Francia con le sue truppe senza che gli scozzesi sul suo regno sguarnito si rovesciassero, come la marea in una breccia.., sicché l`Inghilterra, priva di difesa, fu scossa e tremante per la malizia dei suoi vicini». Sono le leggi della competizione, se vogliamo. Che infatti
qualche volta spingono a combattersi in nome delle differenze, e qualche altra in nome delle somiglianze.
L`evocazione del voto utile, per dire, ha indotto di tanto in tanto i due primattori di questa campagna, Bersani e Berlusconi, a darsi quasi una mano cercando di evitare che le eccezioni alla regola bipolare diventassero troppo numerose. E con altrettanta malizia il variegato fronte della protesta, da Grillo a Ingroia, ha cercato di schiacciare i due partiti maggiori su di una linea quasi di complicità, per scorrazzare più liberamente nelle sempre più vaste praterie del malumore. In realtà la politica non conosce mai una sola dimensione. E intreccia rivalità e complicità in un disegno che non sempre è così
facile da riassumere. Alle preoccupazioni di Enrico il duca di Exeter oppone le sue rassicurazioni:
«Mentre la mano armata combatte fuori casa, la mente avveduta si difende all`interno». Come in fondo
è capitato ai nostri leader, chiamati a giostrare tra avversari da fronteggiare e alleati da tenere a bada.
E non solo in questi giorni di campagna elettorale. Il duca di Exeter, in realtà, aveva un`idea alta e nobile
della politica. «Giacchè il governo - spiegava al suo sovrano- sia pur ordinato in gradi alti, bassi e bassissimi, e distribuito in parti diverse, si mantiene in un unico concerto, convergendo in un`armonia generale e naturale come la musica». Si dirà che l`armonia politica
di questi giorni non è stata propriamente melodiosa, e che molte delle note che si sono ascoltate erano magari stridenti e cacofoniche. Ma forse la spiegazione di tutto
questo continua ad essere nel fatto che il nostro sistema politico è ancora molto lontano dal suo punto di equilibrio.



tag
elezioni  
condividi
gwcached,7
gwcached,7
gwcached,7