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Commissione 02 - Giustizia - Intervista
16 febbraio 2013

corruzione - intervista di Enrico Fovanna - QN

D'Ambrosio: "Carcere preventivo? Serve più cautela"

Gli arresti sono casuali. La magistratura non ha bisogno delle elezioni per attirare l'attenzione sul proprio lavoro

Ai magistrati oggi consiglierei, per quanto possibile, di evitare la carcerazione preventiva. Indispensabile solo per impedire l`inquinamento delle prove. Si cerchi invece di definire al più presto le inchieste. È molto meglio, se le prove sono state acquisite, mandare gli atti al gip per celebrare quanto prima il rinvio a giudizio». Tra i protagonisti del pool Mani Pulite, l`ex magistrato Gerardo D`Ambrosio, 82 anni, crede al ritorno di Tangentopoli, ma crede anche che l`esperienza debba avere insegnato qualcosa: «E una questione di diritti umani. E a un innocente, la carcerazione preventiva non la toglie più nessuno. Abbiamo molta strada da fare, e mi frustra
non essere riuscito a portare a termine in tempo i disegni di legge che avevo preparato per accelerare l`iter dei processi».
Tangentopoli è tornata?
«Gli episodi sono stati tali e tanti da indurci a pensarlo. E mi pare la situazione sia abbastanza seria.
C`è ancora una gran voglia di ottenere appalti attraverso tangenti. Evidentemente è più facile che partecipare a una gara regolare».
Quali le differenze rispetto al `92?
«Adesso si ricorre alla tangente per fini personali. Allora era sempre finalizzata a finanziare un partito
e le campagne elettorali, che erano frequentissime».
Eppure ci sono meno soldi in giro, non è un paradosso?
«A me pare, al contrario, un incentivo. Se un`impresa si trova in difficoltà e ottenere un appalto o meno fa la differenza tra tenere aperta o chiudere l`azienda, la tentazione aumenta».
Ma allora i partiti erano più ricchi...
«Il finanziamento pubblico ai partiti era più basso e si ricorreva al sistema delle tangenti. Una volta aumentato, e reso direi anche eccessivo, oggi non si ricorre più alla
stessa prassi. Ma a fini personali c`è sempre la libidine di arricchirsi».
L`Italia del `92 era assolutamente impreparato al fenomeno, quando deflagrò. L`indignazione fu enorme. Oggi
invece?

«Avevamo sempre i giornali e la gente sotto il Palazzo di Giustizia. La reazione allora e il consenso furono
enormi, i cittadini erano sorpresi e si ribellarono. Oggi credo il consenso ci sia comunque, ma mi pare ci sia maggiore rassegnazione».
Che ne dice della giustizia a orologeria?
«Le indagini non si cominciano schioccando le dita. Sono frutto di mesi e mesi di lavoro. Poi a un certo punto vengono fuori i provvedimenti. Se sono fondati, e lo
vedremo, vuol dire che le prove sono state raccolte».
Tutte questi arresti sotto elezioni sono una casualità?
«Potrebbero anche esserlo. Non credo che la magistratura abbia bisogno delle elezioni per attrarre attenzione su di sè».



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