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Principale - Intervista
31 gennaio 2013

il piano per il lavoro - intervento - Europa

Treu: Caro Monti, la flessibilità c'è già, ora serve altro

Le prime notizie, provvisorie riguardanti il programma Monti sul lavoro contengono alcune novità e proposte già note, tramite Piero Ichino. Fra le proposte largamente conosciute e condivise, c`è quella di riformare l`articolo 19 dello Statuto dei lavoratori, peraltro già sotto esame della Corte costituzionale, per garantire la presenza in azienda di tutti i sindacati effettivamente rappresentativi (compresa quindi la Fiom).
Sul punto esistono proposte dei parlamentari del Pd che si richiamano ai criteri di rappresentatività definiti dall`accordo interconfederale del 28 giugno 2011.
Sono regole di civiltà, comuni ai paesi europei, che eviterebbero tanta litigiosità giudiziaria inutile
e dannosa come quella fra Fiom e Fiat. Nella bozza Monti non c`è traccia per ora di un altro punto che dovrebbe essere condiviso, riguardante la partecipazione dei
lavoratori nell`impresa, già presente in una delega della legge Fornero. Attuarla e rafforzarla servirebbe a migliorare il clima dei rapporti di lavoro, e la collaborazione fra le parti, di cui c`è tanto
bisogno specie nella crisi attuale.
Un`altra proposta utile a migliorare il clima e la roduttività riguarda lo sviluppo del welfare aziendale, che peraltro dovrebbe essere meglio incentivato fiscalmente. Nella bozza nota alla stampa si parla di rimodulare il contratto a tempo indeterminato
e di sperimentare soluzioni più flessibili dei
rapporti di lavoro. La proposta si presenta diversa
dal cosiddetto contratto unico, sostenuto da Ichino,
e ha cura di precisare che non si tratta di rivedere
per legge l`articolo 18, sui licenziamenti, ma di trovare soluzioni contrattuali, usando l`articolo 8 della legge 148/2011, che permette ai contratti decentrati di derogare
alla legge.
Ritornare su questi punti a pochi mesi dall`approvazione della legge Fornero è poco utile e rischioso. Non è di più flessibilità del lavoro che l`Italia ha bisogno, perché ha
raggiunto già livelli adeguati, come riconosce anche l`Ocse. Il nostro paese ha bisogno innanzitutto di più politica industriale e di sviluppo equilibrato, perché solo così si crea lavoro. Per altro verso necessita di un mercato del lavoro sostenuto da formazione continua e da
efficaci politiche attive: quelle annunciate da ultimo
anche nella legge Fornero, che va anche qui attuata e precisata. In ogni caso non è opportuno rimettere in discussione l`equilibrio faticosamente raggiunto da pochi mesi sui temi della flessibilità, soprattutto in uscita. Non ripetiamo gli errori compiuti in questi anni di "fare e disfare" a ogni cambio di governo, punti critici del nostro diritto del lavoro.
Anche le deroghe in via contrattuale vanno usate
con attenzione e su temi ben definiti. Non a caso
l`uso dell`articolo 8 è stato escluso dalle parti sociali
in tema di licenziamento. L`accordo interconfederale
del 21 novembre 201110 ha circoscritto a materie più
proprie della contrattazione (revisione degli inquadramenti contrattuali, controlli in azienda ecc.).
Qualche perfezionamento della legge Fornero è già
stato fatto e si può integrare: ad esempio facilitando
ulteriormente il ricorso all`apprendistato, perché diventi
il vero contratto d`ingresso al lavoro dei giovani,
come in Germania, e smussando qualche rigidità
nella definizione di contratto a progetto e partite
Iva.
Per altro verso occorre rafforzare aspetti che la
legge Fornero ha toccato in modo parziale. È urgente
estendere gli ammortizzatori di base a tutti i lavoratori,
compresi i precari, e non solo a chi se li può pagare. È soprattutto qui che l`Italia deve diventare più europea. Inoltre servono interventi specifici per l`occupazione
dei gruppi ancora sottorappresentati nel mondo del lavoro, a cominciare da donne e giovani.
L`occupazione femminile va sostenuta con vantaggi fiscali a favore delle donne che lavorano per rendere effettiva la condivisione e conciliazione dei ruoli. Il dramma della
disoccupazione giovanile deve essere affrontato con interventi straordinari, anche temporanei, in particolare strumenti e servizi per prendere "in carico" i giovani disoccupati da 6-12 mesi, come proposto dal programma europeo Youth guarantee.
Infine occorre ridurre il costo del lavoro. Il modo più efficace per farlo mi sembra di intervenire sugli oneri sociali per ridurre quel 33 per cento che ha pesato
troppo sul lavoro dipendente e per non alzare i contributi sui lavori autonomi (quelli veri) in modo insostenibile specie per i giovani. Vari ddl parlamentari anche del Pd hanno proposto di armonizzarli a una aliquota intermedia del 28-30 per cento.
C`è da augurarsi che il tema lavoro diventi centrale nel dibattito elettorale non per slogan, ma con proposte realistiche (che tengano conto delle risorse necessarie e del consenso).



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lavoro  
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