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6 dicembre 2012

Governo - intervento in aula

Finocchiaro: Da Pdl grave gesto politico che danneggia credibilità Paese

"Le parole con cui il presidente del più consistente gruppo della 'strana' maggioranza che sostiene il governo Monti ha annunciato di lasciare la maggioranza e di passare ad una posizione di astensione nei confronti del governo costituiscono un fatto politico di primo rilievo. Commento oggi questo fatto, non soltanto a pochi giorni dalla necessità di approvazione dalla legge di stabilità, documento importantissimo, imprescindibile, ma anche a poche settimane da una competizione elettorale che è già programmata.
La nostra impressione è che l'assenza di strategia, l'irresolutezza, le tensioni gravissime, le incoerenze, le spinte divisive che si agitano all'interno del Pdl siano state scaricate sul Paese. Una crisi interna al partito di cui non ci sfugge né la gravità, né la serietà viene scaricata sul Paese a poche settimane dalle elezioni, compromettendo addirittura la possibilità che vengano approvati e messi in atto nei tempi dovuti la legge di stabilità e gli adempimenti sui quali si misura la credibilità del Paese e la sua affidabilità.
Questo è il rischio che torna, l'acuto rischio che è stato pericolo già conosciuto e pagato dall'Italia nel momento in cui Berlusconi presiedeva un governo sul quale pesava un giudizio non lusinghiero che è stato trasferito sul Paese e sulle sue istituzioni, provocando danni molto gravi.
Allora era il giudizio su un governo e su un presidente del Consiglio, oggi questo giudizio può rischiare di tornare sull'Italia in un momento molto delicato per il Paese, tutti sanno quanto sia acuta la difficoltà del Paese, quanto disperata la situazione dei cittadini e di molte imprese italiane. Oggi però ad essere trasferito sull'Italia è un giudizio di innafidabilità che deriva dalle difficoltà del più grande partito, e mi riferisco alla sua consistenza parlamentare, visto che non credo più affatto che il Pdl sia il primo partito italiano, non lo è nei sondaggi e nella percezione collettiva e degli osservatori politici ed economici. Oggi questa difficoltà viene trasferita sul Paese. E' un fatto politico, che prescinde dai numeri che anche oggi abbiamo registrato favorevoli al governo, un fatto politico del quale io credo non possiamo che aspettarci soluzione dal Presidente della Repubblica. Come avviene nella prassi più consolidata, in un momento in cui la crisi e la difficoltà si manifestano nello scenario politico con tanta acutezza ed evidenza, io credo che solo nelle mani del Presidente della Repubblica possa essere messa la questione e che il presidente Monti debba, in questo senso, consigliarsi con chi è stato in questi anni il primo garante, non soltanto delle istituzioni italiane ma anche della stabilità delle sue istituzioni e anche dell'affidabilità e della credibilità dei suoi governi".


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