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17 novembre 2011

Governo - sintesi dichiarazione di voto sulla fiducia

Finocchiaro: Laicità riformista sia ora cifra impegno Pd

Importante centralità del Parlamento

Siamo stati oggi protagonisti di un evento politico e istituzionale il cui solo precedente, nella storia repubblicana, è il governo Dini del 1995, "del Presidente", interamente composto da personalità non politiche, non parlamentari. Un evento che da oltre un anno auspicavamo, alla cui produzione abbiamo da tempo lavorato nelle sedi politiche e parlamentari. Se oggi siamo tutti impegnati per questo fine, il primo ringraziamento va al Presidente Napolitano, alla sua paziente saggezza, alla sua lucida determinazione, alla sua lungimiranza.
La richiesta pressante del Pd per la composizione tecnica del governo è stata connessa all'impegno ed alla convinzione con i quali sosterremo questo Esecutivo. Non si poteva consentire, infatti, che pesassero le conseguenze della vicenda politica appena trascorsa, con le dimissioni del Presidente Berlusconi, segnata da forti tensioni tra le forze politiche. E non si poteva consentire che i riflessi di quelle tensioni, il loro perdurare o ridestarsi, inquinassero lo sforzo autentico che tutti stiamo facendo, assumendo una comune responsabilità nell'interesse dell'Italia.
È indubitabile che sia estranea all'esperienza politica del bipolarismo italiano questa chiave che sperimentiamo per affrontare ciò che ci attende e uscire dalla seria crisi che grava sul Paese. E che non sia facile, per partiti che sino a qualche giorno fa' si sfidavano sul terreno politico e parlamentare, sostenere la stessa esperienza di governo. Come fare, dunque? Il primo passo è quello di approvare, con la fiducia, la relazione programmatica e che ha trovato nella stessa composizione del governo, nella qualità, autorevolezza, competenza e responsabilità civica di ciascuno dei ministri nominati ulteriore, forte, ragione di consenso.
Ma il voto di fiducia è, appunto, un inizio. In seguito, occorrerà guardare avanti e cercare, ogni volta, e con testarda ricerca, di stringere con la decisione sull'oggettività di ciascuna questione, di esercitare il massimo di laicità riformista. La Costituzione, che tutti riconosciamo, è il luogo entro i cui limiti dobbiamo inscrivere le nostre decisioni. E dunque, non ci potrà essere riforma fiscale senza principio redistributivo e progressivo, né sviluppo del Paese fuori da un'idea di coesione nazionale, né ridisegno del meccanismo di accesso alle opportunità economiche che produca diseguaglianza, né lavoro senza dignità.
Noi siamo l'Europa, ha detto Monti nell'aula del Senato. Io qualche giorno fa, sempre a Palazzo Madama, ho detto "noi siamo europei". Dall'Europa ci sono venuti forza e soccorso. Se ne soffriamo i limiti, rintracciamo anche in noi stessi la responsabilità.
Con il Governo Monti sappiamo che riprenderemo la strada dell'integrazione e del nostro impegno, senza esitazioni e senza complessi. E condividiamo pienamente questa scelta.
Finora i protagonisti sono stati il Presidente della Repubblica e il Presidente Monti. Ora rientra in campo il Parlamento. Questa è una Repubblica parlamentare che ha subito, negli ultimi anni, un oltraggio che oggi tutti avvertiamo e che trova nella legge elettorale vigente le sue ragioni. La politica ha sopravanzato la Costituzione, la prassi ha tramutato la forma. Ma il "senso" del parlamentarismo, la consapevolezza profonda del dovere di rappresentanza, la forza del Parlamento resistono e possono essere intatti. Perché è il momento e perché è il nostro dovere.
Io credo che questo Parlamento debba chiedere al nuovo Premier Monti un impegno: quello di rispettare il Parlamento, di considerarlo il suo primo, potente, alleato. Restaurare la forza e l'autorevolezza delle Camere è il consistente contributo che noi daremo alla forza delle decisioni del Governo, alla forza dell'Italia.
Credo che queste considerazioni facciano giustizia di molte superficialità diffuse che hanno creduto di identificare il Governo Monti con un algido esecutivo di αρίбτοί (i migliori), che ha fatto fuori la politica e sospeso la democrazia. Io penso esattamente il contrario. E penso anche che, se saremo all'altezza, dopo niente sarà come prima. Né i partiti, né le relazioni politiche, né il Parlamento, né l'Italia. Una sfida entusiasmante, di quelle che solo un grande Paese e vere classi dirigenti sanno cogliere. Questo, per nostra parte, e per nostra responsabilità, come PD, offriamo agli italiani, con il consenso, la lealtà e la collaborazione del nostro gruppo al governo Monti.



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