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Commissione 06 - Finanze - Documenti generici
4 maggio 2011

Def - intervento in aula

Pegorer: Per una Difesa moderna oltre i vincoli di bilancio

Signor Presidente, come sottolineato dal relatore di minoranza e in altri interventi di colleghi del mio Gruppo, l'esame dei documenti alla nostra attenzione meritava senza dubbio un occhio di riguardo più marcato da parte del Senato e della stessa opinione pubblica.
Nell'esaminare e discutere questi documenti ci accingiamo ad assumere orientamenti, scelte, decisioni, che avranno un'influenza sul futuro delle prospettive economiche del Paese, in una fase segnata dalla nuova governance europea e dalla consapevolezza che risulta non più rinviabile operare con determinazione per il definitivo superamento del ciclo economico negativo.
In realtà, sono cambiate su impulso europeo - e sottolineo europeo - le procedure relative alla nostra programmazione economica, ma rimangono, a mio avviso, inalterati, i limiti di questo Governo, laddove risulta sostanzialmente non in grado di imprimere una svolta sul piano degli interventi di natura strutturale di cui necessita il Paese. Interventi che andavano in parte coraggiosamente già promossi e realizzati nella fase più acuta della crisi, al pari di altri importanti Paesi europei, che oggi affrontano la fase con maggiori capacità di crescita complessiva delle loro economie.
Su questo versante risiede, come è noto, uno dei punti politici più importanti sul quale è aperto da tempo il dibattito fra le forze politiche e tra le stesse forze sociali, ovvero se i necessari interventi per la stabilizzazione dei conti pubblici vadano o meno accompagnati da decise misure atte a favorire la crescita.
A me pare evidente il fatto che le necessarie e coraggiose misure di stabilizzazione non raggiungeranno l'obiettivo di risanare la finanza pubblica senza che a ciò si accompagni una robusta crescita economica in grado di determinare condizioni di maggiore benessere, favorendo al contempo lo stesso riequilibrio territoriale.
Stabilità finanziaria e crescita sono strettamente legate e, da questo punto di vista, il Programma nazionale di riforma - come osservato anche nel corso di questa discussione - mostra tutta la ristrettezza di visione strategica della politica dell'attuale maggioranza.
Il PNR infatti delinea solo in parte riforme future. In realtà, ripropone iniziative già intraprese, con esiti ancora tutti da scoprire. Se gli interventi indicati nel PNR risultano insufficienti, si segnala, in particolare, l'assenza di un pur minimo accenno a una proposta di riforma per uno dei settori fondamentali dell'attività dello Stato: mi riferisco al comparto della difesa.
La Difesa e le Forze armate richiamano - oggi - immediatamente le missioni militari all'estero, e quindi la proiezione internazionale del Paese; è un collegamento perfettamente comprensibile specialmente in questo momento, ma il comparto difesa è anche un settore della pubblica amministrazione estremamente complesso, con molteplici funzioni e con un portato tecnologico e industriale rilevante.
La funzione del comparto difesa è collegata alla garanzia della nostra sicurezza, alla tutela dei diritti umani e della stabilità internazionale, e, per quanto riguarda i confini interni, anche alla protezione della popolazione civile nelle emergenze. Oltre a questo, però, è un campo d'azione importante della nostra economia sul fronte dell'innovazione e della ricerca tecnologica ad altissimo livello, vantando peraltro, in questo ambito, anche un'area industriale di particolare potenzialità.
Il comparto Difesa, quindi, non va solo considerato come una delle varie voci della spesa pubblica su cui intervenire con piglio ragionieristico, ma - a condizione di una efficace azione di riqualificazione e di una mirata azione di precisi e qualificati investimenti - quale settore della pubblica amministrazione in grado di dare un contributo significativo all'ammodernamento e alla stessa crescita del Paese.
Le condizioni per questo cambio di passo sono, in primo luogo, affidate alla revisione del nostro modello di Difesa, fermo al 2001. Una revisione da realizzare svolgendo un'attenta analisi, che individui le esigenze e le funzioni che il nostro strumento militare sarà chiamato ad affrontare nei prossimi 15-20 anni, partendo - in primo luogo - dai mutamenti intervenuti nello scenario geopolitico.
In questo quadro, andrebbe collocata una seria riforma dello strumento militare e di tutto il comparto Difesa, anche adottando misure di riassetto e di revisione delle strutture oggi esistenti, con l'obiettivo di una migliore qualità e di una razionalizzazione della stessa spesa per il settore, accentuando significativamente a livello nazionale la dimensione interforze dello strumento militare e realizzando a livello europeo importanti sinergie nel settore industriale e negli asset operativi.
Va detto, peraltro, che tutte le grandi democrazie occidentali hanno rivisto in questi ultimi anni le loro politiche di difesa e sicurezza. Ciò è avvenuto non solo in ragione della crisi economica, ma perché molti dei fattori che hanno orientato nel tempo i diversi modelli di Difesa hanno subito profonde modificazioni nel corso degli ultimi anni. Tutti lo stanno facendo sulla base di un progetto chiaro e definito, perseguendo obiettivi di razionalizzazione della spesa del comparto e di qualificazione dello stesso strumento militare, tenuto conto peraltro del mutato quadro nel quale si inserisce per le singole comunità nazionali il cosiddetto pericolo esterno. Così ha fatto la Francia con il Libro bianco del 2008; così ha fatto il Governo liberal-conservatore di Cameron lo scorso anno. Credo che così dovremmo fare anche noi, ma ci vorrebbe sicuramente un altro Governo.


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finanze  
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